L'Ufficio centrale del corista normale



    Con l'aumentare della mobilità di cantanti e musicisti fra le varie nazioni, la necessità di una frequenza musicale campione si andò delineando sempre più nettamente, fino a sfociare, il 17 novembre 1885, nella prima determinazione internazionale, presa all'unanimità in un convegno svoltosi a Vienna aperto il giorno precedente: per campione fu scelto un LA3 di 435 Hz.

    Quella conferenza non servì solamente a fissare la frequenza e le modalità per assicurarne l'introduzione, ma anche ad individuare lo strumento che avrebbe dovuto rappresentare il campione, cioè il corista uniforme o corista normale, a studiarne le caratteristiche e la sua conservazione. Fu stabilito:
 

"[...] a) di rendere responsabili gli istituti e le corporazioni della buona manutenzione del corista verificato [...];

b) che i governi facciano controllare regolarmente lo stato invariato del tono normale in tutti gli istituti da loro dipendenti;

c) che lo Stato crei un Ufficio centrale coll'incarico di conservare il corista normale, di esaminare tutti i coristi soggetti a verifica, di correggerli occorrendo e di segnarli con marchio speciale;

d) che a tale esame siano ammessi soltanto i coristi di acciaio fuso non indurito, le cui braccia siano parallele e distanti almeno mezzo centimetro, che abbiano inoltre tra l'insenatura delle braccia ed il gambo uno spazio sufficiente (distanza almeno un centimetro) per potervi imprimere il marchio prescritto, e siano inoltre privi di ossido, ben puliti o stemperati in azzurro;

e) che il marchio di verifica internazionale debba consistere di un'ellisse che circonda il numero 870 [vibrazioni semplici al secondo (v.s.s.), pari al doppio della frequenza espressa in   Hz], accompagnato da segno speciale denotante lo Stato che ha eseguito tale verifica."
 

    Blaserna, già con l'esercizio finanziario 1886-87 riuscì a far stanziare un fondo straordinario di 15 mila lire per l'impianto dell'Ufficio. Nell'esercizio finanziario 1887-88 la dote ordinaria per il mantenimento fu di 1000 lire, a cui fu aggiunto uno stanziamento di 3000 lire per il personale, composto da un assistente e un meccanico. Ma l'Ufficio era già stato, di fatto, impiantato con l'anno finanziario 1886-87, visto che il medesimo stanziamento di 3000 lire vi era già previsto.
 

    La costituzione dell'Ufficio del corista impose un ampliamento ed un ammodernamento delle attrezzature per l'acustica poiché, come scrisse Blaserna:

 
"La scelta del corista era questione puramente musicale, ma la sua introduzione deve farsi con tutti i mezzi di cui la scienza dispone".
Essenzialmente, ciò volle dire fornirsi di diapason tarati e di apparati per il loro controllo.

    Nel febbraio 1887 Blaserna spedì un ordine d'acquisto di strumenti per l'Ufficio al costruttore Koenig, basandosi sul catalogo di quest'ultimo: ne derivò una previsione di spesa di 10390 franchi francesi (il cambio di allora era circa 1 Ffr per 1 Lit). Contemporaneamente Blaserna previde le "spese d'impianto e di personale occorrenti per l'Ufficio centrale del corista internazionale": 15 mila lire per la prima voce, 3000 lire per la seconda, più 1000 lire di dote, per un totale di 19 mila lire. Il conteggio è palesemente a pareggio del fondo straordinario di 15 mila lire, sommato con lo stanziamento per il personale di 3000 lire e con le 1000 lire di dote.

    La previsione di spesa per il personale venne recepita tal quale nel regio decreto n° 5095 (III serie) del 30 ottobre 1887, con cui si costituì l'Ufficio e si fissò il corista normale. Con un decreto del ministro dell'istruzione pubblica datato 30 gennaio 1888 furono specificate le norme di diffusione e di conservazione del corista.

    Subito dopo la costituzione dell'Ufficio centrale del corista internazionale, il dott. Nazzareno Pierpaoli, nominato assistente all'Ufficio, ricevette l'incarico da Blaserna di studiare l'influenza della temperatura sulla frequenza del corista normale per dedurne il coefficiente di temperatura. Per fare ciò Pierpaoli studiò dapprima il diapason facente parte dell'orologio a corista di Koenig, determinandone il coefficiente di temperatura; poi misurò quelli di due coristi prototipo, per confronto col diapason dell'orologio di Koenig. La Memoria sullo Studio dei coristi prototipi affidati all'Ufficio centrale italiano per il corista uniforme fu letta dal socio Blaserna nella seduta dell'8 maggio 1892 davanti alla Classe di scienze fisiche, matematiche e naturali della Reale Accademia dei Lincei.

    Con l'orologio a diapason Pierpaoli riuscì ad apprezzare il quinto di secondo, corrispondente a 14.5 Hz poiché il suo corista regolatore vibrava a 72.5 Hz: prolungando le misurazioni ottenne dei risultati con un'approssimazione di cinque millesimi di Hz. Come cronometro ausiliario utilizzò un cronometro Williams, che l'Istituto di fisica aveva acquisito nel 1883, caratterizzato da un errore di 2" in 24 ore.

    Le misure della temperatura del diapason regolatore furono fatte prima con il termometro in dotazione all'apparecchio, poi con un "termometro di Golaz a scala intera", dei quali però non conosceva le costanti correttive. Quando Pierpaoli poté utilizzare "un termometro in vetro duro di Tonnelot con tutte le costanti calcolate dall'Ufficio internazionale di pesi e misure di Parigi e con la relativa riduzione al termometro normale a idrogeno", determinò le costanti del termometro Golaz e ridusse le sue misure di temperatura al termometro normale.

    Pierpaoli passò, quindi, alla determinazione dei coefficienti di temperature dei due coristi normali prototipo, costruiti da Koenig per l'Ufficio, in acciaio dorato e rebbi specchianti, che avrebbero dovuto rendere, il primo 435 Hz a 20 °C, l'altro 435 Hz a 15 °C. Lo sperimentatore eseguì queste determinazioni procedendo al confronto dei due diapason campione con il diapason regolatore dell'orologio di Koenig, utilizzando il metodo ottico di J. A. Lissajous.

    Pierpaoli ottenne le frequenze dei due diapason: il primo rendeva 435.1677 a 20 °C e il secondo 435.0586 a 15 °C, con un errore medio sulla frequenza di ± 0.0040 Hz. Egli concluse la sua Memoria ricordando che i valori trovati per i coefficienti di temperatura erano dello stesso ordine di grandezza di quelli derivati da altri sperimentatori in quegli anni. Inoltre, pose il problema se questo coefficiente potesse variare col passare degli anni, proponendo di ripetere le osservazioni ogni quattro o cinque anni. Effettivamente, nell'anno 1897 egli ripeté le serie di misure trovando delle variazioni che superavano, anche se di poco, l'errore sperimentale.

    Negli anni successivi, anche per giustificare la presenza di un assistente dedicato all'Ufficio e gli stanziamenti per lo stesso, continuarono le verifiche dei coefficienti di temperatura. Lo stesso Pierpaoli, riguardo al diapason dell'orologio di Koenig, scrisse nella memoria del 1897 che la variazione trovata dopo la prima determinazione non era molto significativa, poiché il diapason possedeva "una vite di regolazione" che nel corso del tempo si poteva essere spostata. Nei riguardi dei coristi campioni, dopo la solita lunghissima serie di misurazioni e calcoli, egli concluse che essendo molto piccole le variazioni dei coefficienti di temperatura, non era ancora possibile ottenere alcunché di conclusivo, rendendosi necessario continuare la ricerca negli anni seguenti.

    Nel 1906  il dott. G. Zambiasi, che aveva nel frattempo sostituito Pierpaoli, riprese le determinazioni sperimentali dei coefficienti di temperatura: per essi ottenne dei valori del tutto simili ai precedenti, da cui dedusse la loro costanza ai fini pratici, mentre per la temperatura a cui i coristi avrebbero dovuto rendere 435 Hz verificò una variazione in diminuzione dell'ordine della frazione di grado centigrado fra il 1891 e il 1906.Una quarta verifica, sempre con gli stessi metodi, fu eseguita da G. Gianfranceschi negli anni 1910-11. Egli verificò la costante diminuzione della temperatura alla quale il corista operante a 15 °C rendeva la frequenza di 435 Hz, mentre osservò un effetto opposto per quello operante a 20 °C.

    Nel 1939 Antonio Bolle, allora ricercatore del C.N.R., costruì per l'Ufficio del corista un apparato elettromagnetico che sostituì i metodi ottici di controllo della frequenza dei diapason. L'apparecchio, progettato e costruito presso l'Istituto di fisica di Roma, trasformando le vibrazioni dei coristi in correnti elettriche alternate e amplificandole permetteva di fare interferire il segnale proveniente dal diapason da misurare con quello di un corista campione, usando come rivelatore una lampada a scarica al neon o un tubo catodico, evidenziando l'esistenza di eventuali battimenti. L'amplificazione del segnale era ottenuta tramite un circuito elettronico a valvole termoioniche che garantiva una risposta costante fra 100 e 10000 Hz. Il dispositivo trasduttore delle vibrazioni del diapason, detto corista condensatore, era fondamentalmente un condensatore con la distanza fra le armature variabile: queste, infatti, erano costituite da un rebbio stesso del diapason e da una placchetta fissa di fronte ad esso. Il corista condensatore controllava la griglia di un triodo. I diapason erano mantenuti in vibrazione mediante eccitazione elettromagnetica, perfezionata per evitare gli effetti indesiderati osservati da Pierpaoli.

    Riguardo all'effettivo funzionamento dell'Ufficio, il Bollettino Ufficiale del Ministero della pubblica istruzione del febbraio 1924 riporta un regio decreto del 31 dicembre 1923, riguardante l'ordinamento dell'istruzione artistica: in esso si ribadisce il mantenimento dell'Ufficio centrale per la conservazione del corista uniforme presso l'Istituto fisico dell'università di Roma.

    Si deduce che l'adozione della frequenza campione non trovava sempre attuazione, dal momento che nella Gazzetta Ufficiale del febbraio 1937 è contenuto un regio decreto legge del dicembre 1936, intitolato Norme relative all'adozione del corista uniforme nelle esecuzioni musicali. Con riferimento al primo decreto del 1887 che istituiva l'Ufficio e fissava il campione di frequenza, venivano ribadite le norme e fissate anche le ammende (da 200 a 1000 Lire, salvo reato più grave). La tolleranza sulla frequenza per gli usi musicali veniva fissata in 2 Hz. Il contributo statale per l'anno finanziario 1936-37 e per i successivi veniva fissato in 35 mila Lire necessarie per il mantenimento del personale (un assistente e un tecnico) e per il funzionamento dell'Ufficio.

    Nel 1954, una lettera del rettore dell'università romana informò Edoardo Amaldi, allora direttore dell'istituto di fisica, di un contributo straordinario di 3 milioni e 800 mila Lire di cui 500 mila per rinnovare l'attrezzatura dell'Ufficio centrale del corista uniforme.

    In una lettera circolare ciclostilata  indirizzata nel 1955 a tutti i possibili interessati, E. Amaldi faceva conoscere le decisioni prese il 20 e 21 ottobre 1953 dal comitato tecnico per l'acustica della International Organization for Standardization (I.S.O.). In quell'occasione il comitato confermò una precedente proposta, avanzata nel 1939, elevando il corista internazionale a 440 ± 0.5 Hz, aumento reso necessario dall'effettivo uso musicale. Amaldi, con l'occasione, ribadì il ruolo che la legge ancora assegnava all'Ufficio del corista e auspicò un rapido adeguamento della legislazione al nuovo valore di frequenza. Comunicò inoltre che l'Istituto nazionale elettrotecnico "G. Ferraris" aveva iniziato a trasmettere via radio la nuova frequenza campione su lunghezza d'onda e ad orari prefissati.

    Dopo quegli anni, l'Ufficio scomparve come entità amministrativa, come da tempo era accaduto per il suo effettivo ruolo scientifico e di controllo.

 
(Daniele Rebuzzi)