Pompa per comprimere a due cilindri in vetro 


    A Ctesibio (150 ca. a.C.) fu attribuita l'invenzione della pompa a compressione. La sua disposizione generale, un pistone che si muove all'interno di un cilindro, muniti di valvole, fu denominata siringa. Tramite l'inversione della disposizione delle valvole fu ideata la prima pompa per rarefare, ma ciò avvenne solo nella seconda metà del Seicento quando si potè ipotizzare l'esistenza del vuoto.

    In seguito, invertendo le valvole di una macchina da vuoto a due corpi di tromba, si realizzò una macchina per comprimere l'aria ad essa molto somigliante tranne per il fatto che la campana di vetro è serrata fra due piatti, tenuti da colonnine con dadi o galletti, e racchiusa in una rete per proteggere l'operatore dalle schegge causate da una eventuale esplosione. La somiglianza di forma però non presenta alcun vantaggio, se non quello di poter svolgere esperimenti dove la visione del fenomeno abbia una certa importanza. In seguito la campana fu sostituita con un cilindro di vetro spesso: ciò consentiva di ridurre la probabilità di esplosione.

    Nel secondo Ottocento furono costruiti alcuni tipi di pompe per rarefare utilizzabili pure per comprimere, ma con risultati modesti; furono ideate invece le prime macchine apposite per esperienze sulla compressibilità dei gas e per la loro liquefazione.

    La macchina presente nel Museo è il tipico modello di pompa pneumatica per comprimere, derivata da quella per rarefare: presenta tutte le parti funzionali ben evidenti (manca il manometro), con un'attenzione particolare all'aspetto estetico. Sul fronte del coperchio dei corpi di tromba è inciso il nome del costruttore e il sito dell'officina. Lungo il percorso di aspirazione dell'aria è posta una chiave forata da due canali, ideata da Senguerd nel 1685 ca.: l'uno, trasversale, che permette il flusso dell'aria; l'altro, longitudinale e ricurvo lateralmente al di sopra del primo, che fa comunicare o il recipiente o la pompa direttamente con l'atmosfera. Con questa pompa era possibile ottenere una pressione di circa tre atmosfere.

 
(Daniele Rebuzzi)