Bottiglia di Leida




    La bottiglia di Leida è il prototipo del condensatore. La parte interna del recipiente di vetro è rivestita per 2/3 da una foglia di stagno (o, nelle prime versioni, riempita d'acqua o mercurio o da sottili foglie di stagno); un'asta conduttrice terminante superiormente con una sferetta (bottone) e conficcata nel tappo di sughero della bottiglia, funge da armatura interna. All'esterno, un'altra foglia di stagno incollata alla bottiglia, funge da armatura esterna. Il terzo superiore della bottiglia viene verniciato con gommalacca o ceralacca per isolare il vetro che può divenire conduttore in presenza di umidità.

    La bottiglia si carica mediante una macchina elettrostatica; per esempio, con una macchina di Holtz si pone un'armatura a contatto con il polo positivo della macchina a l'altra a contatto con il polo negativo.

    Per scaricare la bottiglia di Leida si usa l'eccitatore, un dispositivo costituito da due aste conduttrici articolate a V, terminanti da una parte con due sferette e dall'altra con dei manici isolanti. Mettendo in contatto una sferetta con l'armatura esterna e l'altra con il bottone della bottiglia, tra le sferette scocca una scintilla.

La bottiglia di Leida è il risultato di una scoperta casuale avvenuta intorno al 1745 ad opera di J. von Kleist a Camin, in Pomerania, e di P. van Musschenbroeck a Leida, in Olanda, nel corso di esperimenti per elettrizzare l'acqua contenuta in un recipiente di vetro. Veniva prodotta in diverse versioni: 1. ad armatura fissa, 2. a giara, 3. ad armatura mobile. I primi condensatori a facce piane e parallele compariranno molto più tardi (Epino, 1787). La bottiglia di Leida diviene presto un elemento costante negli esperimenti di elettricità.Per tutto l'Ottocento viene impiegata per potenziare il funzionamento delle macchine elettrostatiche, associata agli elettrodi.

    A seconda delle necessità, più bottiglie di Leida in batteria venivano disposte in serie o in parallelo, su una base comune o alloggiate in una cassetta rivestita internamente da una foglia di stagno.

(M. Grazia Ianniello)

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