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Il secolo dei Lumi e della Ragione
Dalla conoscenza enciclopedica all’Encyclopédie


Athanasius Kircher (Fulda, 1602 - Roma, 1680)
Professore di matematica, filosofia, greco, ebraico, siriano, dal 1633 quasi continuativamente al Collegio Romano. I suoi studi spaziano dall’egittologia (in particolare gli studi dedicati alla “decifrazione dei geroglifici’’ come in Prodromus coptus sive aegyptus, Lingua Aegyptiaca Restituta, Oedipus Aegyptiacus), alla sinologia (China Illustrata del 1667 dove insieme con un’accurata cartografia convivono elementi mitici come i dragoni), agli studi biblici, alla geologia (nel Mundus Subterraneus, del 1664 è presentata un’ipotesi sull’origine delle maree), allo studio dei fossili, alla medicina con impiego del microscopio per analizzare il sangue delle vittime della peste (risultati riportati poi nello Scrutinium Pestis del 1658), alla tecnologia (la lanterna magica illustrata nella Ars Magna Luci seu Umbrae del 1646), alla teoria musicale (Musurgia Universalis del 1650 e Phonorgia Nova del 1673), agli studi sul magnete (costruzione di un orologio magnetico il cui meccanismo è spiegato in Magnes del 1641).
Paragonato dai contemporanei a Leonardo per la versatilità e vastità dei suoi interessi, in corrispondenza con i maggiori scienziati del suo tempo, rappresenta l’estrema figura dello scienziato rinascimentale, che, ineluttabilmente, trova un termine di confronto nei rappresentanti della “nuova scienza’’.


l XVIII secolo può essere considerato il secolo delle rivoluzioni, politiche, economiche, culturali, scientifiche. Eric Hobsbawn, nella sua opera The Age of Revolution, ne dilata l’arco temporale, 1748-1850, con l’inclusione dei suoi prodromi. Si è rinunziato ad una pur modesta premessa sulle principali connotazioni storico-culturali di questo straordinario periodo per la sua complessità che risulta evidente anche solo accostando, una all’altra, due figure quali Hegel e D’Alembert. Punto focale di questo periodo è, naturalmente, l’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers.

“L' Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des sciences, des arts et des métiers è una vasta enciclopedia pubblicata nel XVIII secolo, in lingua francese, da un consistente gruppo di intellettuali sotto la direzione di Diderot e d'Alembert. Essa rappresenta un importante punto di arrivo di un lungo percorso teso a creare un compendio universale del sapere, nonchè il primo prototipo di larga diffusione e successo delle moderne enciclopedie, al quale guarderanno e si ispireranno nella struttura quelle successive. La sua introduzione, Discours Préliminaire, è considerata un'importante esposizione degli ideali dell'Illuminismo, nel quale viene altresì esplicitato l'intento dell'opera di incidere profondamente sul modo di pensare e sulla cultura del tempo. Essa costituì, inoltre, il più ponderoso e consapevole compendio - in un certo senso un vero e proprio manifesto - della visione del mondo promossa dal movimento illuminista e finì per incarnare il concetto stesso di enciclopedia come summa complessiva e sistematica delle conoscenze di un'intera cultura, laddove l'impiego di una lingua nazionale si afferma definitivamente come mezzo di descrizione ordinata dell'intero universo del sapere.”
Encyclopédie. Wikipedia, L’enciclopedia libera (consultata il 10 febbraio 2011)

“I riformatori del gruppo degli enciclopedisti non furono i soli a diffondere l’idea di progresso. Anche un altro gruppo di pensatori, che divergevano ampiamente quanto ai principi, pur avendo alcuni di loro [come F. Quesnay e A.R.J. Turgot] collaborato all’Enciclopedia, cooperò a fare di quell’idea una forza potente. Uno dei fatti più significativi nell’indirizzo generale del pensiero rivolto all’analisi della civiltà fu il sorgere degli studi di economia. Gli economisti scoprirono che cercando di stabilire una teoria valida della produzione, distribuzione e impiego della ricchezza, non potevano fare a meno di considerare la struttura ed i fini della società. […]
Gli economisti francesi, o ’’fisiocratici’’ come furono più tardi chiamati, che formarono una scuola ben caratterizzata prima del 1760 - Quesnay, il maestro, Mirabeau, Mercier de la Rivière e altri - affrontarono l’argomento in una ampia prospettiva filosofica; la loro teoria economica equivalse a una dottrina sociale. Essi formularono la teoria di un ordine naturale delle comunità politiche, e da questa ricavarono le loro teorie economiche.”
[John Bagnell Bury, Storia dell’idea di progresso, Milano, Feltrinelli, 1964]

“Insieme ai più avanzati economisti inglesi del periodo preclassico, come Petty e Cantillon, ai fisiocratici spetta il merito di aver finalmente superato l’idea mercantilistica che la ricchezza e il suo incremento siano dovuti allo scambio. Essi trasferirono nella sfera della produzione il potere di creare la ricchezza e il surplus che può essere utilizzabile per l’accumulazione. […]
L’analisi della circolazione del prodotto netto fra le diverse classi sociali costituisce la parte più rilevante della dottrina fisiocratica. Il tentativo di condensare l’intero processo di circolazione nella forma semplificata di una tabella è uno dei primi esempi di applicazione rigorosa del metodo scientifico ai fenomeni economici. Il genio che aveva ispirato il Quadro economico di Quesnay (pubblicato per la prima volta nel 1758 e discusso e popolarizzato da un gran numero di economisti) fu subito riconosciuto dai più acuti pensatori del tempo e giudicato da molti come il più profondo saggio d’economia che fosse mai stato scritto.”
[Eric Roll, Storia del pensiero economico, Torino, Boringhieri, 1967]

Viene esposta in questa sezione una selezione delle opere edite nel XVIII secolo, possedute dalle Biblioteche dell’ AST.
Dell’Encyclopédie, nell’edizione lucchese curata da Ottaviano Diodati (1716 – 1786), si espongono il primo volume del testo ed il primo volume delle tavole. Queste ultime furono incise da Giovanni Lorenzo Guidotti, Ferdinando Fambrini, Giovanni Canocchi, Antonio Gregori ed altri.
`ΩSui frontespizi vignetta calcografata disegnata da Domenico Paladini e incisa da Carlo Gregori.