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'atmosfera generale e il clima spirituale dei secoli XVI e XVII - con le loro scoperte astronomiche e geografiche che portarono ad un allargamento prodigioso del mondo - spingevano all’ invenzione e alla ricerca del nuovo. Ne sono un esempio le raccolte tecniche del ‘500 e ‘600 che ci presentano, accanto a disegni e descrizioni di macchine realmente esistenti, una quantità di progetti di macchine inesistenti ma che si sarebbero potute fabbricare. I libri di “macchine” pubblicati in questi anni sono rivolti alla ricerca di soluzioni per i nuovi problemi nati dall’arte mineraria, militare, metallurgica, dalla navigazione; non solo descrizioni ma progetti talora ineseguibili di nuovi strumenti tecnici.

Allo sviluppo del sapere scientifico contribuirono, così, in questi anni, non soltanto professori di matematica, astronomia, medicina, ma anche ingegneri, farmacisti, agrimensori, navigatori.
In questo mondo che crede nel progresso, quindi, non soltanto il peso e il posto dell’industria e della tecnica sono in continuo aumento, ma si accrescono anche la posizione sociale e il prestigio dell’ ingegnere e dell’ inventore. E proprio questo, probabilmente, assai più che il profitto materiale, potrebbe spiegare, in parte, il motivo per il quale Galileo e Huyghens pubblicarono i loro “lavori di ingegnere”. Cartesio, invece, fedele in questo alla morale tradizionale, si faceva una gloria “di non trovarsi in condizioni tali da essere obbligato a fare un mestiere della scienza per sostenere la propria fortuna”.
(Paolo Rossi, I filosofi e le macchine (1400-1700), Milano, Feltrinelli, 1971, p. 48)
(Alexandre Koyre, Dal mondo chiuso all’universo infinito, Milano, Feltrinelli, 1970)


Apre questa sezione della mostra Francis Bacon, cui seguono i volumi che illustrano le multiformi realizzazioni dello sviluppo tecnico-scientifico.