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i sviluppa, tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500, un rinnovato interesse per le opere matematiche e tecniche dell’antichità: vengono stampati nel 1482 gli Elementa di Euclide mentre Federico Commandino pubblica le edizioni commentate delle opere di Apollonio, Pappo, Erone, Archimede e Aristarco. Non si può dimenticare che il 1454 è l’ anno dell’ invenzione della stampa: viene edita da Gutenberg la preziosa Bibbia a 42 linee.
La stampa, nel volgere di pochi decenni, diviene veicolo privilegiato del sapere, accelera l’ intero processo di comunicazione e di elaborazione del pensiero scientifico, favorendo il confronto delle conoscenze.

La circolazione dei saperi - La stampa a caratteri mobili
"L’invenzione della stampa fu, prima di ogni altra cosa, la scoperta di un nuovo modo, tutto meccanico di scrivere [...]. Gutenberg [1390-1468] con la sua invenzione rispondeva in modo totalmente nuovo alle esigenze poste da una circolazione libraria in costante aumento. Egli intervenne [...] nella struttura stessa della sequenza di scrittura. [...] Era un nuovo modo, da tecnico, di guardare alla scrittura non più come a un organismo in movimento, ma come a una sorta di macchina da smontare e da ricostruire diversamente, mirando all’esito finale di garantirle quell’ unità e quel dinamismo che da secoli le era conferito dalla mano nello scorrere sul foglio. Il successo degli esperimenti portati avanti per molti anni da Gutenberg fu raggiunto grazie al concorso simultaneo di una miriade di procedure e di innovazioni tecnologiche, anche minute, messe a punto in diversi settori delle attività artigianali del tempo, dalla preparazione degli inchiostri fino alla satinatura dei fogli già stampati. In breve, furono tre le aree produttive in cui si articolò l’intero processo tipografico: la fonderia, la composizione e la stampa vera e propria. Mentre la stampa xilografica nasceva dall’ impressione lasciata sul foglio da una tavola di legno intagliata con l’ immagine in rilievo e inchiostrata, la stampa tipografica ebbe la sua origine grazie agli sviluppi che aveva conosciuto l’arte della fusione e della produzione di leghe metalliche. [...] Gutenberg, combinando fra loro punzonatura e fusione, giunse alla produzione di migliaia di caratteri, anche minuti, tutti perfettamente identici fra loro. [...] Si potevano preparare in tal modo tante matrici quante erano le lettere dell’alfabeto e gli altri segni da riprodurre con la stampa.

In quest’arte divenne celeberrimo, tra Quattrocento e Cinquecento, Francesco Griffo da Bologna [1450-1518?], che incise i punzoni di caratteri tondi e corsivi per Aldo Manuzio [1449-1515] e per Gershom Soncino [?-1533]. La matrice, a sua volta, era posta all’ estremità di una cavità in forma di parallelepipedo di un piccolo stampo entro cui era colato il metallo fuso, in modo tale che, una volta scostata la matrice e riaperto lo stampo, si potessero ottenere migliaia di caratteri perfettamente identici l’uno all’altro, e tali da essere allineati e serrati tra loro per dare vita alle parole, alle righe e alle pagine di piombo su cui imprimere il foglio. [...] La stampa costituiva la terza ed ultima fase di produzione nell’officina tipografica, dal momento che la quarta fase, cioè l’assemblaggio delle carte e fascicoli, la loro cucitura e la legatura del libro, si svolgeva presso le botteghe dei cartolai o dei librai, spesso a molte miglia di distanza dalla stamperia. Per circa quattro secoli i libri furono stampati sotto torchi in legno, azionando a mano una barra che, grazie a una vite continua, spingeva con una pressione il foglio sulla forma costituita dalle pagine di piombo precedentemente inchiostrate a mano. [...]

Questi furono gli strumenti e il modo di lavorare che, nelle loro caratteristiche essenziali, furono approntati da Gutenberg fin dai primi anni della stampa, anche se soltanto dopo alcune generazioni, di fatto ai primi del Cinquecento, ebbe termine la fase più propriamente sperimentale con la definitiva affermazione di procedure identiche e ben codificate, in Germania come in Italia e negli altri paesi europei. Fu allora che il libro a stampa, ormai completamente rinnovato nella sua configurazione grafica rispetto al codice manoscritto, divenne per chiunque il libro per antonomasia […].

Tre erano i livelli di circolazione che, con una semplificazione un po’ arbitraria, si possono individuare nel panorama generale delle edizioni di argomento scientifico: uno alto, in cui si incontravano soprattutto opere ad uso dei dotti e degli studi universitari; uno basso, con i testi da cui si imparava a far di conto e si apprendevano i primi rudimenti delle discipline utili alla vita quotidiana e alle attività artigianali e mercantili; uno intermedio che, pur tra interferenze e sovrapposizioni con gli altri due livelli, si estendeva su un’ ampia area grigia frequentata soprattutto da raccolte, da trattati, da summe, da fascicoli, da tavole e da opuscoli ispirati, da una parte, agli insegnamenti degli Antichi e alla tradizione universitaria, e rivolti, sul versante opposto, alle infinite sfaccettature delle pratiche professionali contemporanee. [...]

Il passaggio all’ Età moderna, come è noto, ebbe inizio in concomitanza con il recupero del pensiero degli Antichi, sia latini sia greci, diffuso in tutta l’Europa grazie alle edizioni a stampa, che furono fatte in gran copia tra la fine del Quattrocento e nel corso del Cinquecento. Da questo punto di vista anche il moderno pensiero scientifico dovette pagare il suo tributo all’ Umanesimo; infatti la nascita e la crescita delle diverse discipline in cui esso si manifestò avvenne generalmente non per un netto rifiuto dei testi del passato, quanto piuttosto a partire sia dalla inventariazione degli errori, non più testuali ma sostanziali, riscontrati nelle opere della tradizione classica e medievale, sia dalla meditazione di quanto in essi appariva ancora vivo e vitale […] Fu allora che i curatori editoriali si trasformarono, quasi naturalmente, da correttori dei testi in revisori dei loro contenuti […] Dalla emendatio dei testi da parte degli umanisti si passò, dunque, alla individuazione delle incongruenze degli autori antichi e medievali, per concludere poi, in sede ormai pienamente creativa e contemporanea, con la proposta di nuove verità e di nuove opere.
In pieno XVI secolo, la stampa si trovò dunque a svolgere la duplice funzione di veicolo del sapere antico e di punto d’ approdo di quello moderno, imprimendo una forte accelerazione all’ intero processo di comunicazione e di elaborazione del pensiero scientifico, favorendo la circolazione e il confronto delle conoscenze, sia di quelle recepite dal passato sia di quelle più innovative, affiancando da questo punto di vista il lavoro che si andava svolgendo nelle università, nelle accademie, presso le corti o nelle stesse botteghe artigiane.”
(Giorgio Montecchi, La stampa e la diffusione del sapere scientifico in Storia della Scienza, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, 2001, vol. IV, pp. 700-709)