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La Rinascita del Sapere dal X secolo
Dalle Scuole Cattedrali alle Università


ul finire del decimo secolo Gerberto de Aurillac, successivamente papa con il nome di Silvestro II (Aurillac 946 – Roma 1003), approfittò delle relazioni che aveva nella Spagna settentrionale per procurarsi alcuni trattati arabi in lingua latina.
Già a metà del decimo secolo erano state eseguite, nella Spagna settentrionale presso il monastero di Santa Maria di Ripoll ai piedi dei Pirenei, traduzioni dall’arabo al latino, traduzioni, forse, direttamente note a Gerberto. Molte delle Scuole Cattedrali che nel corso dell’undicesimo e dodicesimo secolo sostituirono come centri culturali le Scuole Monastiche vennero fondate, o almeno rivitalizzate, da allievi di Gerberto de Aurillac. Fra le Scuole Cattedrali vanno ricordate Colonia, Reims, Utrecht, Sens, Cambrai, Chartres, Laon Auxerre e Rouen. Fino alla nascita delle Università, sul finire del dodicesimo secolo, queste scuole furono i più importanti centri culturali dell’ Occidente.

Ma l’attività di traduzione destinata a rivoluzionare il pensiero occidentale e a determinarne il corso nei secoli a venire, si svolse, nel dodicesimo secolo, all’indomani della ritirata dei musulmani dalla Spagna e della loro completa sconfitta in Sicilia. Fra tutti i centri spagnoli dove vennero eseguite traduzioni, Toledo divenne il più importante. Un trattato originariamente scritto in greco poteva in qualche caso arrivare alla traduzione latina passando attraverso una serie di lingue: greco, siriano, arabo, spagnolo, latino. Il lavoro complessivo di un solo traduttore, Gerardo da Cremona (Cremona 1114 – Toledo 1187) era sufficiente a mutare radicalmente il corso della scienza occidentale. Nella biografia di Gerardo, allegata dai suoi studenti alla traduzione della Ars Medica di Galeno, si legge che egli andò a Toledo per trovare l’Almagesto di Tolomeo, ivi imparò l’arabo e tradusse non solo l’Almagesto ma oltre 70 trattati, rendendo così accessibili le principali opere fisiche di Aristotele (Fisica, Del cielo e del mondo, i primi 3 libri della Meteorologia, Della generazione e della corruzione), nonché gli Analitica Posteriora. Fra le molte opere matematiche, Gerardo tradusse gli Elementi di Euclide e l’Algebra di Al-Khwarizmi.

Sebbene in numero decisamente più esiguo, importanti traduzioni furono eseguite direttamente dal greco al latino. Ciò avvenne quasi esclusivamente in Sicilia. Durante il dodicesimo secolo i sovrani normanni usarono le relazioni con Bisanzio per raccogliere testi greci di argomento scientifico e filosofico. In Sicilia furono tradotti da Enrico Aristippo (m.1162) il Menone ed il Fedone di Platone, l’Almagesto di Tolomeo, l’Ottica di Euclide.

Figura di pari spessore di Gerardo da Cremona è Guglielmo di Moerbeke (1215 ca.-1286 ca.). Uomo di grande cultura filosofica e scientifica e profondo conoscitore della lingua greca, il domenicano con le sue traduzioni dal greco in latino dette un contributo essenziale alla cultura europea del suo tempo. Moerbeke eseguì nuove versioni complete da manoscritti greci di quasi tutte le opere sopravvissute di Archimede e di Aristotele. La rilevanza dell’opera di traduttore di Moerbeke può essere apprezzata consultando la scheda bibliografica che accompagna il testo Archimedis Opera non nulla a Federico Commandino Urbinate nuper in Latinum conversa, et commentariis illustrata esposto nella sezione “Le grandi edizioni della letteratura scientifica alessandrina nell’epoca rinascimentale”. Il Commandino, in mancanza del testo originale greco, utilizza la versione latina del Moerbeke.

Senza le fatiche di questa piccola armata di traduttori non solo sarebbe mancata la scienza medievale, ma neanche la rivoluzione scientifica del diciassettesimo secolo avrebbe potuto realizzarsi.
(Edward Grant, La scienza nel Medioevo, Bologna, il Mulino, 1983)