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Pietro Andrea Mattioli, Commentarii in sex libros Pedacii Dioscoridis Anazarbei de medica
materia
[…] Venetiiis, ex officina Valgrisiana, 1565


Et però veggiamo, che godendosi de’ monti i cedri, i larici, i pini salvatichi, gli abeti, i pecci, i terebinthi, i bossi, i ginepri, i faggi, et i carpini, vi si ritrovano procerissimi, et belli. Come nelle selve de’ piani, et de’ colli si ritrovano le quercie, i cerri, i soveri, gli elici, i loti, gli olmi, i nocciuoli, gli aceri, et i frassini. Et appresso le fiumare i platani, gli alni, gli oppi, gli alberi, i tamarigi, et i salici; come che la maggior parte di questi non cosi felici scambievolmente si ritrovino ne’ monti, nelle valli, ne’ piani, et nelle selve. In luoghi paludosi, in su gli argini de’ fossi, et in humidi terreni nasce la piantagione, il coronopo, il poterio, lo scordio, il ranoncolo, l’eleoselino, lo sphondilio, la lisimachia, l’alisma, la celidonia minore, l’epimedio, il pentaphillo, l’erino, la coda di cavallo, il limonio, l’heliotropio minore, la verbena, la tossilagine, l’hidropepe, l’onobrichi, et la coniza della terza spetie. In luoghi paludosi nasce il cipero, la tipha, o, e’l gionco.