Per
evitare sia lo spazio nocivo sia gli interstizi, fra i varii metodi utilizzati
si è fatto ricorso alla parziale sostituzione della testa del pistone
di materia solida con una sostanza liquida, tipicamente un olio per prevenirne
la diffusione del vapore a bassa pressione. Una macchina di questo tipo,
ideata da Geryk nel 1892 e detta a stantuffo a olio, fu molto usata
nel primo quarto del 20° secolo, anche come pompa preparatoria per
successive macchine per alto vuoto.
| In questa pompa, un olio copre lo stantuffo S. Un canale R per l'aria comunica col recipiente da vuotare; l'aria di questo giunge, attraverso il foro F nell'involucro del cilindro, alla camera C. Quando lo stantuffo viene sollevato, in C resta imprigionata una porzione d'aria; quando lo stantuffo è al massimo della sua corsa verso l'alto, lo strato d'olio comprime l'aria nella parte conica sopra di esso e la valvola V1, tenuta da una molla, viene sollevata dal pistone; l'aria viene espulsa nella camera D, attraverso l'olio che ne occupa il fondo, e poi verso l'ambiente tramite il condotto N. Quando lo stantuffo si abbassa, nella camera sottostante vi è altra aria già pervenuta da R attraverso il tubo T, mentre tra V1 e S si forma il vuoto. La discesa dello stantuffo richiederebbe uno sforzo notevole quando in R vi fosse ancora aria a pressione quasi normale: ma l'aria passa dalla camera sottostante fino in C attraverso la valvola V2, finché il foro F non torna in comunicazione con C. Il tubo T serve anche ad evitare che all'inizio del sollevamento di S, formandosi il vuoto tra essi e il fondo del cilindro, occorra uno sforzo eccessivo al sollevamento stesso. Quando in R la pressione è molto ridotta, V2 cessa di funzionare e anche T non è più utile. | ![]() |
La macchina a stantuffo ad olio di Geryk conservata nel Museo è a doppio effetto ed è mossa da un bilanciere spinto da una biella collegata ad un volano di notevole massa. Essa è in ottimo stato di conservazione e funzionante: fu acquistata con i fondi dell'Ufficio centrale del corista normale per 650 lire, come si legge nel Registro delle fatture dell'Istituto.
| (Daniele Rebuzzi) |